Obama inaugura una nuova più bellicosa strategia contro i pirati. I blitz e gli italiani

Se non è il punto più basso della deterrenza occidentale, poco ci manca. La missione navale internazionale contro la pirateria somala non ha avuto finora grande effetto nel contenere – e magari debellare – una minaccia che colpisce interessi politici, strategici e commerciali di tutto il mondo. Nonostante tre risoluzioni delle Nazioni Unite (1.816, 1.838, 1.851) che consentono l’utilizzo della forza, la potenza e il raggio d’azione dei pirati sono in aumento.
13 APR 09
Ultimo aggiornamento: 19:12 | 15 AGO 20
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Sorvoli di elicotteri a bassa quota e manovre evasive per proteggere i mercantili sono il massimo che le flotte più importanti del mondo hanno saputo esprimere contro i barchini e le navi madri dei pirati che ora, galvanizzati, attaccano sempre più spesso i cargo in alto mare e vengono trattati come “combattenti contro il colonialismo”, come li ha definiti il presidente dell’Unione africana, Muhammar Gheddafi. La missione costa circa 100 mila euro al giorno per ogni nave: tra i 750 milioni e il miliardo di euro l’anno per cercare di contrastare pirati che nel 2008 hanno incassato in riscatti circa 100 milioni di euro.
Dopo i blitz dei francesi e degli americani per liberare equipaggi presi in ostaggio, i pirati – o chi li strumentalizza – sono diventati ancora più bellicosi e hanno minacciato ritorsioni. Il presidente americano, Barack Obama, è stato consultato almeno 17 volte – di cui parecchie dalla “Situation Room” della Casa Bianca, scrive il Washington Post – per organizzare la risposta all’assalto dei pirati al cargo americano Maersk Alabama e la liberazione del capitano Richard Philips. Il blitz dei Navy seal americani contro i pirati “ragazzini” – erano tutti tra i 17 e 19 anni, ha detto il segretario alla Difesa, Bob Gates – pare indicare un mutato atteggiamento degli Stati Uniti, favorito dai report dell’intelligence che confermano i legami tra i pirati e le milizie filo al Qaida. Secondo fonti del ministero della Difesa, l’Amministrazione sta considerando l’ipotesi di attaccare le basi dei pirati sulla costa, collaborando al contempo con la popolazione somala per interccettare le navi dirottate.
Se si escludono un paio di scontri a fuoco sostenuti da una fregata britannica, l’affondamento di una “nave madre” da parte della marina indiana e i due blitz delle forze speciali francesi per liberare gli equipaggi di due yacht transalpini, non vi sono state finora azioni a fuoco contro i pirati. Colpirli nelle loro “tortughe” – tra Harardere, Eyl, Garacad e in qualche baia del sud della Somalia – sarebbe possibile impiegando forze speciali per liberare gli ostaggi e truppe da sbarco con aerei, elicotteri e artiglieri navali per distruggere le basi e le imbarcazioni dei pirati. Gli Stati Uniti schierano sei navi da guerra e duemila marine con elicotteri e aerei a Gibuti, dove anche i francesi hanno una flotta con velivoli e mezza brigata della Legione straniera. Più le flotte alleate della Task Force 151 e dell’Ue, la missione Atalanta alla quale da ieri partecipa anche la fregata italiana Maestrale, giunta nel golfo di Aden il giorno dopo il sequestro del rimorchiatore “Buccaneer” (l’undicesima nave sequestrata dall’inizio dell’anno) con dieci marinai italiani e sei croati e rumeni.
Il Maestrale dispone di due elicotteri, gommoni e un team d’abbordaggio del San Marco oltre a un distaccamento di forze speciali che potrebbe essere rapidamente rinforzato per via aerea: questi sono gli elementi di un eventuale – nel caso sia autorizzato dal governo – “blitz all’italiana”.